Panzallaria ha deciso di iniziare a dare il suo contributo a “Squilibri” con una breve recensione e analisi critica de Il gioco del Rovescio, una bella raccolta di racconti di Antonio Tabucchi, uscita per la prima volta nel 1981 per il Saggiatore e riedita più volte da Feltrinelli.
Perché leggere Il gioco del Rovescio?
Perché in un mondo in cui ci impongono posizioni forti e dualistiche, dove si sta naturalizzando l’abitudine a vedere ogni cosa categorizzandola in “bene” e “male” è bello trovare ancora un po’ di dubbio, di sana incertezza e di moltiplicazione dei finali e dei punti di vista.
Inoltre, Antonio Tabucchi, conosciuto principalmente per il romanzo Sostiene Pereira – da cui è stato tratto anche l’omonimo film di Roberto Faenza – a mio avviso trova la sua forma migliore nella misura del racconto. I suoi racconti spezzano i propri confini facendo esplodere un’energia che si espande oltre il piccolo aneddoto narrato; e infatti solo apparentemente le 11 storie che compongono la raccolta sono autonome tra loro.
Il primo dato rilevabile e che accomuna tutti i testi, è l’assunzione da parte dell’ autore di una narrazione in prima persona; a tenere le fila del racconto è la coscienza memoriale del protagonista che prende la parola direttamente.
Il reale e l’immaginario, il sogno e la veglia, tutto passa attraverso la meraviglia dell’autore che si accorge di quanto le cose che sono in un modo, possono esserlo anche in un altro.
Tabucchi con il Gioco del Rovescio continua quell’esplorazione, tipica dei suoi libri precedenti e posteriori in universi paralleli, in forme stilistiche proprie della narrazione pittorica e fotografica.
E così il racconto Il gioco del Rovescio – che dà il titolo a tutta la raccolta – è costruito attorno all’analisi di un quadro di Velasquez “Las Meninas” e – così come il pittore ha fatto con il quadro – vengono moltiplicati i punti di vista per sottolineare l’incertezza della realtà e negare la possibilità di una verità univoca.
Perché Tabucchi non vuole dare risposte al lettore ma porgli domande, che si ripropongano, sempre nuove, ad ogni lettura del testo.
Il “gioco del rovescio” è un gioco che capovolgendo (proprio come gli specchi), l’immediata esperienza del reale, apre all’immaginazione nuove prospettive. La protagonista femminile del racconto, proprio come nel quadro di Velazquez diventa la “figura di fondo” della realtà, quella che è uscita dalla cornice e può vedere tutto da una prospettiva che proprio perché non è completamente esterna, riesce a mediare tra il dentro e il fuori, ma è anche una specie di allegoria della finzione, in particolare quella di cui si fa portatore il poeta Pessoa, poeta di cui Tabucchi è grande estimatore e traduttore in Italia.
27 March, 2006 at 9:15 am
ma chi li vuole dubbio, incertezza e nuove domande? non ne ho forse già abbastanza da solo? sono già troppo bravo a vedere il punto di vista degli altri.
voglio un centro di gravità permanente che mi dica cosa è bene e cosa è male, bianco e nero.
però la recensione invoglia. mi toccherà beccarmi anche i dubbi di tabucchi
27 March, 2006 at 11:49 am
Che bella sensazione trovare qualcuno che da un senso alle cose: fino a due minuti fa, dopo essere arrivato al lavoro con mezzora di ritardo, aver fatto colazione con i colleghi e aver aggiornato l’ora legale su tutti i Pc dell’ufficio, ero proprio qui che mi domandavo che fare stamattina, lavorare o cazzeggiare? Provvidenziale Frò! che con il tuo mail invito hai dissipato ogni indugio ed incertezza…
… è stata una breve sensazione; la recensione su Tabucchi ha generato nuovi dubbi e domande a cui dedicherò il resto della mattinata nel tentativo di trovarvi risposta: comprerò il libro o non lo comprerò? e se lo comprerò, lo leggerò o mi limiterò a spolverarlo di tanto in tanto? se lo leggo e non lo capisco farò la figura del pirla o del cattolico fanatico, crociato nella lotta del bene sul male?