Causa blog omonimo pre-esistente con cui vorremmo evitare confusioni, Squilibri diventa Sottotomo e si trasferisce qui:
13 April, 2006
A.Perissinotto- Una piccola storia ignobile
Posted by Nomedeplume under Fresco di stampa[5] Comments
Immaginate di essere una psicologa che per necessità si trova a fare la detective. Immaginate di ritrovarvi in mezzo al nulla, di notte, a scavare in cerca di un cadavere. Il terrore di Anna Pavesi, protagonista del libro di Perissinotto, è autentico quanto le atmosfere ovattate dalla nebbia in cui si muove.
Vincitore del Premio Grinzane Cavour 2005 Alessandro Perissinotto, torinese, costruisce un giallo convincente anche se a tratti rigido. L'ambientazione bergmasca giova al realismo dell'intreccio e il modo di dar voce a una donna appare tutto sommato credibile. Con alcuni ma, naturalmente.
Si tratta senza dubbio di un autore da tenere d'occhio, che potrebbe però maturare e lasciare da parte qualche caduta nel "pensierocosmicoinseritoacaso" tanto per dare spessore al racconto. Sinceramente, non ce n'è bisogno. Anche se alcuni elementi della trama appaiono un po' deboli, il romanzo è avvincente e le sottotrame sentimentali e affettive sono ben equilibrate.
Ideale per: una serata primaverile o estiva. Assolutamente sconsigliato in autunno
13 April, 2006
Uscito nel 2004 per la casa edtrice Lain, questo libretto dalla copertina fucsia merita senz'altro di essere salvato dall'oblio.
Cosa ci fanno due fatine scozzesi con la passione del rock e del whiskey in giro per la grande Mela? Creano il caos, ovviamente!
Tra una litigata e l'altra su chi sia la migliore violinista le due riescono a travolgere ogni cosa e persona con cui entrano in contatto, arrivando a scatenare una vera e propria guerra tra fate locali.
Lasciato da parte l'immaginario un po' buonista del mondo incantato Millar scrive una storia leggera e divertente, con punte di demenzialità ammirevoli e un sano disinteresse per il politically correct.
Il libro non sarà di quelli che lasciano il segno, ma è l'ideale accompagnamento per una giornata di sole nel parco di una grande città.
Dello stesso autore è appena uscito Sogni di sesso e stage diving
3 April, 2006
La domanda non è scontata: è giusto stroncare un libro sconosciuto?
Se compilassimo solo recensioni positive su libri bellissimi sarebbe legittimo sospettare qualche falla nel nostro senso critico. Personalmente riprendo il pensiero di chi ha detto: in questo paese si legge troppo poco, parlare di un brutto libro leva spazio a quelli buoni. Mi sembra un'ottima cosa mettere in guardia dalle sòle editoriali, specie quando provengono da mano famosa da cui ci si aspetterebbe qualcosa di buono, ma perché accanirsi su chi comunque è già lontano dai riflettori?
Detto questo, di tanto in tanto mi riservo la facoltà di segnalare i capolavori di bruttezza che si distinguano per demeriti eccellenti.
Ad esempio… Il segreto di Monna Lisa di Dolores Garcia: avete presente il Leonardo di Non ci resta che piangere? Ecco, nel migliore dei casi il tentativo dell'autrice di creare una bio-misterio-grafia strappa un sorriso facendo pensare al film. Sorriso che diventa risata quando tra un segreto, una rivelazione e una tirata sull'arte, scopriamo che Leonardo ha inventato il tovagliolo e il panino e Monna Lisa è in grado di interpretare i sogni meglio di Freud!
Ah beh…
3 April, 2006
Cresciuta con una ferrea educazione classica, a suon di lingue morte e vecchi, polverosi professori, solo recentemente – ammetto la mia pecca – mi sono avvicinata, grazie a qualche amico e al mio compagno, al mondo del fumetto.
Mondo spesso molto meno banale di tanti "best sellers" da libreria patinata, mondo in cui calarsi rivela altri miliardi di mondi diversi…
Da qualche mese ho scoperto Rat Man, l'antieroe che occhieggia alla Marvel, di Leo Ortolani. Rat Man, nel suo modo surreale, mette a nudo le contraddizioni di un mondo dove spesso è più importante apparire che essere e riesce a cogliere il lato ridicolo di questo secolo in modo semplice, immediato ma per nulla banale.
Se volete saperne di più, andate al sito ufficiale dell'uomo topo: http://www.imd.it/Rat-Man/Indice.htm
ave et salve
Panzallaria
31 March, 2006
27 March, 2006
Nomedeplume inaugura il suo lato del blog con la recensione di una delle autrici che più ama, la favolosa Amèlie!
Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo.
Se l'idea stessa di reality non vi sembra sufficientemente barbara, immaginate di sommare orrore a barbarie e avrete Concentramento, il campo di sterminio in versione televisiva. Televisione verità, naturalmente, dove i partecipanti sono reclutati con rastrellamenti, solerti kapò si impegnano per annullare ogni dignità fisica e morale e la prova della settimana è sopravvivere alla selezione per la camera a gas.
Solo l'adorabile perfidia di Amélie Nothomb poteva assumersi il compito di raccontare l'ultima frontiera della perversione del piccolo schermo e uscirne con un inno alla purezza.
Solo lei poteva cogliervi un'altra occasione per dipingere un amore che divinizza il suo oggetto: quello della detestabile kapò Zedna per laprigioniera CZK 114, eroina che accoglie il proprio ruolo divino impersonando il bene assoluto che non può accettare il compromesso senza tradire la propria natura.
Non manca l'ironia, nel racconto della Nothombe, ma c'è spazio soprattutto per l'atto d'accusa verso il telespettatore, riconosciuto come l'autentico carnefice. Una bella frecciatina arriva anche per i mass media che dietro l'ipocrita alibi di condannare la crudeltà del programma necavalcano la popolarità e ne accrescono di continuo l'audience.
L'appuntamento annuale con la scrittrice belga non tradisce le aspettative regalando un racconto convincente su un tema ad alto rischio di retorica. Rischio che Amélie Nothomb affronta e supera con grazia, sorretta ancora una volta da una scrittura asciutta ed evocativa al tempo stesso.
24 March, 2006
Un gioco del rovescio per vedere le sfumature del mondo
Posted by Panzallaria under Reminders[2] Comments
Panzallaria ha deciso di iniziare a dare il suo contributo a “Squilibri” con una breve recensione e analisi critica de Il gioco del Rovescio, una bella raccolta di racconti di Antonio Tabucchi, uscita per la prima volta nel 1981 per il Saggiatore e riedita più volte da Feltrinelli.
Perché leggere Il gioco del Rovescio?
Perché in un mondo in cui ci impongono posizioni forti e dualistiche, dove si sta naturalizzando l’abitudine a vedere ogni cosa categorizzandola in “bene” e “male” è bello trovare ancora un po’ di dubbio, di sana incertezza e di moltiplicazione dei finali e dei punti di vista.
Inoltre, Antonio Tabucchi, conosciuto principalmente per il romanzo Sostiene Pereira – da cui è stato tratto anche l’omonimo film di Roberto Faenza – a mio avviso trova la sua forma migliore nella misura del racconto. I suoi racconti spezzano i propri confini facendo esplodere un’energia che si espande oltre il piccolo aneddoto narrato; e infatti solo apparentemente le 11 storie che compongono la raccolta sono autonome tra loro.
Il primo dato rilevabile e che accomuna tutti i testi, è l’assunzione da parte dell’ autore di una narrazione in prima persona; a tenere le fila del racconto è la coscienza memoriale del protagonista che prende la parola direttamente.
Il reale e l’immaginario, il sogno e la veglia, tutto passa attraverso la meraviglia dell’autore che si accorge di quanto le cose che sono in un modo, possono esserlo anche in un altro.
Tabucchi con il Gioco del Rovescio continua quell’esplorazione, tipica dei suoi libri precedenti e posteriori in universi paralleli, in forme stilistiche proprie della narrazione pittorica e fotografica.
E così il racconto Il gioco del Rovescio – che dà il titolo a tutta la raccolta – è costruito attorno all’analisi di un quadro di Velasquez “Las Meninas” e – così come il pittore ha fatto con il quadro – vengono moltiplicati i punti di vista per sottolineare l’incertezza della realtà e negare la possibilità di una verità univoca.
Perché Tabucchi non vuole dare risposte al lettore ma porgli domande, che si ripropongano, sempre nuove, ad ogni lettura del testo.
Il “gioco del rovescio” è un gioco che capovolgendo (proprio come gli specchi), l’immediata esperienza del reale, apre all’immaginazione nuove prospettive. La protagonista femminile del racconto, proprio come nel quadro di Velazquez diventa la “figura di fondo” della realtà, quella che è uscita dalla cornice e può vedere tutto da una prospettiva che proprio perché non è completamente esterna, riesce a mediare tra il dentro e il fuori, ma è anche una specie di allegoria della finzione, in particolare quella di cui si fa portatore il poeta Pessoa, poeta di cui Tabucchi è grande estimatore e traduttore in Italia.
24 March, 2006
Il diritto di non leggere
Il diritto di saltare le pagine
Il diritto di non finire il libro
Il diritto di rileggere
Il diritto di leggere qualsiasi cosa
Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
Il diritto di leggere ovunque
Il diritto di spizzicare
Il diritto di leggere ad alta voce
Il diritto di tacere
Panzallaria e NomeDePlume sono liete di annunciare la nascita di Squilibri, terra di parole e letture.
Rubando a Daniel Pennac abbiamo adottato il suo decalogo del lettore, con l’idea di assumerlo come spirito guida per un blook libero dall’obbligo di parlare dell’ultimo Baricco;-)
La casa di Squilibri è disadorna e lo resterà per un po’. Nel frattempo vogliate entrare e accomodarvi dove capita!
